Co-design e Service Design: Strumenti da conoscere per chi lavora con le comunità

Lavoro da anni con comunità e territori. E continuo a vedere la stessa dinamica ripetersi: progetti ben fatti sulla carta che nella realtà non attecchiscono. Servizi progettati da professionisti competenti che poi le persone non usano. Spazi riqualificati che restano vuoti. Piattaforme digitali partecipative che nessuno frequenta.

Il problema raramente è la competenza tecnica. Più spesso è una questione di metodo: chi ha progettato, come, con chi.

C’è un modo di lavorare, chiamiamolo “progettare PER”, dove l’esperto (consulente, tecnico, facilitatore) studia il contesto, identifica i problemi, elabora soluzioni, le propone. I cittadini sono destinatari. Questo approccio può funzionare in certi casi, ma fallisce quando si tratta di costruire servizi radicati in pratiche comunitarie, motivazioni profonde, dinamiche relazionali complesse.

Esiste un approccio diverso – “progettare CON” – dove le persone che vivono una situazione diventano co-progettiste, non solo informatori o beneficiarie. Portano un sapere, quello esperienziale, contestuale, pratico, che nessun esperto esterno possiede.

Dalla progettazione al codesign: passi verso l’innovazione e l’impatto

Gabriella Delfino - Facilitare e co-progettare il cambiamento

Il co-design coinvolge attivamente le parti interessate nella creazione di soluzioni per bisogni specifici, differenziandosi dalla progettazione classica “confezionata” a “desktop” senza contatto con i destinatari, utenti, fruitori interessati. La facilitazione gioca un ruolo chiave nel guidare questi processi, creando un ambiente di lavoro inclusivo.

Il co-design garantisce la partecipazione attiva e la generazione di soluzioni mirate e sostenibili. Vengono esplorati vari campi di applicazione, metodologie e strumenti pratici.