Co-design e Service Design: Strumenti da conoscere per chi lavora con le comunità

Lavoro da anni con comunità e territori. E continuo a vedere la stessa dinamica ripetersi: progetti ben fatti sulla carta che nella realtà non attecchiscono. Servizi progettati da professionisti competenti che poi le persone non usano. Spazi riqualificati che restano vuoti. Piattaforme digitali partecipative che nessuno frequenta.

Il problema raramente è la competenza tecnica. Più spesso è una questione di metodo: chi ha progettato, come, con chi.

C’è un modo di lavorare, chiamiamolo “progettare PER”, dove l’esperto (consulente, tecnico, facilitatore) studia il contesto, identifica i problemi, elabora soluzioni, le propone. I cittadini sono destinatari. Questo approccio può funzionare in certi casi, ma fallisce quando si tratta di costruire servizi radicati in pratiche comunitarie, motivazioni profonde, dinamiche relazionali complesse.

Esiste un approccio diverso – “progettare CON” – dove le persone che vivono una situazione diventano co-progettiste, non solo informatori o beneficiarie. Portano un sapere, quello esperienziale, contestuale, pratico, che nessun esperto esterno possiede.